Il castello di San Bassano

Rstratto dalla Conferenza di Rita Bernocchi del 2 settembre 2005.

Comuni medioevali

A partire dall'anno Mille, che ha visto un rilancio economico e demografico delle città, si sono venuti costituendo dei liberi Comuni nell'Italia settentrionale, nella regione tra la Senna e il Reno, sulle coste del mar Baltico e del Mare del Nord, cioè nelle zone più ricche dal punto di vista agricolo, grazie alla fertilità dei suoli, o più favorite nel commercio per la posizione e la presenza degli assi navigabili dei fiumi.

I Comuni medioevali nascono dall'iniziativa degli abitanti delle città che costituiscono spesso delle associazioni caritativo-religiose o di carattere lavorativo con un giuramento di mutua assistenza. Tali associazioni estendono progressivamente la loro azione organizzativa anche alla vita politica, creando organi elettivi (parlamento o arengo o consilla civitatis) con rappresentanti (consoli) e con regolamenti (statuti). Inoltre organizzano fiere e mercati, garantiscono la sicurezza e l'ordine pubblico, predispongono la difesa della città in caso di attacco. I Comuni medioevali (spesso estesi tanto quanto una provincia) hanno poteri ben più ampi dei Comuni attuali, infatti redigono leggi, battono moneta, arruolano l'esercito, amministrano la giustizia. Il formarsi di liberi comuni, che hanno prerogative sovrane, è anche reso possibile dalla crisi del potere dell'imperatore, impegnato nella lotta con la Chiesa per le investiture dei vescovi-conti e con i signori feudali ribelli.

I Comuni medioevali, che di fatto si sono sottratti all'autorità imperiale, tendono ad aumentare ed estendere il loro potere a danno dei comuni vicini. In Lombardia, ad esempio, Milano si scontra con i comuni confinanti che ne ostacolano la politica espansionistica. Milano, infatti, vorrebbe ampliare il suo territorio verso sud-ovest, ma trova l'opposizione di Pavia. A nord un altro ostacolo è rappresentato da Como, cui Milano vorrebbe sottrarre il controllo dei valichi alpini di Settimo, Lucumagno e dello Spluga. L'espansione verso est, nelle terre tra l'Adda e il Lambro, è contrastata da Lodi, mentre Cremona blocca l'espansione di Milano verso sud-est e verso l'asse del Po che porta all'Adriatico.

San Bassano castrum e borgo franco

Nelle campagne, durante il Medioevo, sorgono numerosi centri fortificati, per esigenze di difesa dai frequenti attacchi di invasori e di nemici. Il castrum, sinonimo di zona fortificata, di castello, sorto inizialmente come organismo di guerra, assume progressivamente la funzione di centro giuridico e territoriale con una propria fisionomia, attorno al quale si raccoglie la popolazione.

San Bassano sarà uno di questi castrum e la sua importanza aumenta quando nel 1157 ottiene dal Comune di Cremona lo status giuridico di borgo franco. In effetti, tra il XII e il XIV secolo, le città medioevali creano un tipo particolare di borgo privilegiato, appunto il borgo franco, così denominato perché i suoi cittadini vivono in franchigia, cioè con certi vantaggi quali, ad esempio, la remissione di condanne riportate in precedenza, l'esenzione di dazi o di alcune tasse. Tali privilegi vengono concessi per favorire il popolamento di questi borghi, che hanno funzioni militari e di difesa dei confini, oltre che di valorizzazione economica di certe zone.

In effetti, i comuni medioevali sono continuamente in lotta tra loro, nel tentativo di espandersi gli uni a danno degli altri, e tendono perciò a rafforzare i loro confini territoriali istituendo dei borghi franchi. Anche San Bassano svolge un ruolo di presidio del territorio appartenente al Comune di Cremona, perché sorge nelle vicinanze del fiume Serio, che segna il limite verso il territorio comunale cremasco.

La vita del popolo nel borgo medioevale

Gli abitanti del borgo di San Bassano hanno condizioni di vita non dissimili da quelli dei loro contemporanei di pari condizione sociale. La maggioranza della popolazione contadina vive in case che si assiepano attorno al castello, nel quale ricercare protezione e rifugio in caso di attacco. Le abitazioni sono povere case di argilla e graticci, raramente di pietra; hanno un tetto generalmente di paglia; nelle pareti si aprono finestrelle senza vetri, riparate con della carta o un pezzo di tela dal freddo pungente dell'inverno.

L'arredamento è misero ed essenziale: un tavolo, spesso montato su cavalletti, una madia per la farina e le poche provviste, una credenza per le stoviglie che sono in legno intagliato in modo rudimentale, qualche sedia, una cassapanca per riporre i panni, un letto che consiste in un pagliericcio su tavole di legno, con un materasso di crine o di lana per i più fortunati.

I cibi più ricorrenti sulle mense dei poveri sono le minestre, il pane di orzo, di grano o di farro, il lardo, la carne è rara (prevalentemente pollo, maiale, selvaggina), il cereale più diffuso non è il grano, ma l'orzo. La dieta è ricca di legumi (piselli, fave, lenticchie, ceci) che forniscono proteine vegetali ed hanno il vantaggio di essere conservati con facilità.

Rari sono i divertimenti. In occasione dei matrimoni e delle ricorrenze religiose più importanti si danza e si banchetta; a Pasqua i cibi tipici sono le uova, il salame e l'abbacchio, a Natale il capitone.

La vita è assai dura, il lavoro faticoso e tante sono le bocche da sfamare. A ciò si aggiungono le numerose tasse che gravano sulle spalle della popolazione. Vengono applicate tasse sulla proprietà: chi possiede un paio dì buoi deve pagare lo zoovatico. Sui prodotti agricoli viene fatto un prelievo fiscale del 10% del prodotto (decima). Occorre pagare tasse sui monopoli, cioè sui mezzi posseduti in modo monopolistico dal castello: il frantoio, la macina, il forno. Si pagano tasse sui servizi, sulle infrastrutture: se si deve passare sul ponte si paga il pontatico; se si va a fare erba nelle terre comuni si paga l'erbatico; se si passa sulla strada con il proprio carro si paga il rotatico perché le ruote danneggiano la via; si paga persino il polveratico per la polvere sollevata dai carri. Anche gli eventi importanti come i matrimoni e le eredità non vanno esenti da tasse.

I contadini cercano sempre più frequentemente di opporsi a questo stato di cose, ora rifiutandosi di pagare le tasse, ora dimostrando incuria e cattiva volontà nel lavoro, ora incendiando i raccolti, ora praticando il bracconaggio, ora ricorrendo a forme di guerriglia.

Con l'affermarsi della civiltà comunale migliorano lentamente le condizioni di vita dei contadini, che cominciano ad affrancarsi progressivamente dagli obblighi feudali. Gli artigiani ampliano il loro giro di affari, in seguito all'estendersi dei mercati, all'intensificarsi delle fiere, alla maggior richiesta di beni, e nascono numerose nuove botteghe artigiane. In particolare, il Comune di Cremona costruisce la sua ricchezza non solo sulla produzione agricola, ma anche sulla lavorazione della lana, importata soprattutto dalla Borgogna, e del fustagno, un tessuto più rustico ma particolarmente resistente.

Purtroppo, la vita degli abitanti dei borghi e delle città medioevali è molto spesso sconvolta dalle guerre, sempre più ricorrenti e sanguinose. Nel XII secolo, quando al soglio imperiale sale Federico di Hohenstaufen, nelle guerre tra i comuni italiani verrà coinvolto anche l'impero.

L'imperatore Federico Barbarossa

Federico di Hohenstaufen, appartenente alla Casa di Svevia per parte di padre e alla Casa di Baviera per parte di madre (i due casati per anni erano stati in lotta per la successione imperiale), viene eletto imperatore nel 1152 all'età di circa trentadue anni.

Il cronista medioevale Acerbo Morena di Lodi ce lo descrive di media statura, robusto, tarchiato e riccioluto, con i capelli e la barba rossi. Ha denti bianchissimi, occhi celesti e mani affusolate.

Ha gusti semplici, beve e mangia con moderazione. Federico ha ricevuto una rigida educazione militare, imparando fin da bambino a maneggiare la spada e l'arco: ancor assai giovane ha combattuto nella seconda crociata al seguito di Corrado, in Asia Minore contro i Turchi. I suoi unici svaghi sono la caccia e gli scacchi.

Sa leggere e scrivere, forse mastica anche un po' di latino, possiede qualche nozione di storia e di geografia. è una persona devota, ma non bigotta.

Sposa in prime nozze Adela di Vonburg, ma ben presto ottiene dal papa il consenso per ripudiarla, con il pretesto di una lontana consanguineità e per il fatto che non gli ha dato figli.

Nel 1156 sposa la ventenne Beatrice di Borgogna, una ragazza gracile e minuta, dagli occhi chiari e dai capelli castani. Beatrice è remissiva, pia, e anche istruita: conosce i classici e ha letto i padri della Chiesa. Il matrimonio viene celebrato a Vùrzburg in Germania. Nella Sala imperiale della Residenza di Vùrzburg nel 1751 Giambattista Tiepolo realizzerà un affresco celebrativo di questo matrimonio tra l'imperatore Federico Barbarossa e Beatrice di Burgundia, dove i due sposi sono ritratti inginocchiati davanti al vescovo e attorniati da dignitari e notabili. Beatrice porta in dote a Federico la ricchissima valle del Rodano, con le regioni della Borgogna e della Provenza, la Valle d'Aosta e la parte occidentale dell'attuale Svizzera.

Federico Barbarossa e i Comuni Federico di Svevia ha un ambizioso progetto politico: rifondare l'Impero romano-germanico di Ottone, riducendo all'obbedienza i feudatari ribelli e riportando sotto il suo dominio i Comuni medioevali di fatto ormai autonomi dal potere imperiale.

Nel 1154 scende in Italia con circa 2.000 cavalieri, con il loro seguito di armati, e convoca a Roncaglia, località del piacentino sulla sinistra del fiume Nure, i sudditi italiani. Qui ascolta le lamentele dei Comuni di Pavia, Lodi e Como contro la politica aggressiva di Milano. Toglie il diritto di zecca a Milano e lo assegna a Cremona. Federico si guarda però dal muovere guerra a Milano, perché dispone di forze troppo esigue, così si limita ad attaccare e distruggere i castelli di Momo, Trecate, Galliate, e infine di Tortona, acerrima nemica di Pavia. L'imperatore, prima di tornare in Germania, ribadisce il proprio potere su tutto il territorio e fa categorico divieto ai Comuni di lottare tra loro.

Tuttavia, nel 1158 torna ad aumentare la pressione di Milano su Lodi, che finisce per ribellarsi. lì giorno dell'Epifania Milano attacca Lodi e la rade al suolo.

Federico Barbarossa decide allora di scendere nuovamente in Italia, punta verso Milano forte di un esercito di 50.000 uomini, tedeschi, austriaci, boemi, borgognoni. La città resiste per un mese, poi è costretta a capitolare. Immediatamente dopo, l'imperatore convoca una nuova dieta a Roncaglia, proclama la Costitutio de regalibus, in cui avoca a sé tutte le regalie (diritto di imporre ed esigere tasse, di battere moneta, di amministrare la giustizia, di esigere corvées, ecc.). Infine nomina e impone ai Comuni degli ufficiali imperiali con compiti amministrativi.

Le decisioni di Roncaglia vengono ratificate all'unanimità, ma la loro applicazione scatena violente opposizioni. Pavia e Cremona accettano i funzionari imperiali, Crema si ribella e si appoggia a Milano che sta già meditando la vendetta. Il Barbarossa non tollera che le sue decisioni vengano disattese e attende rinforzi dalla Germania per punire i comuni ribelli, a cominciare da Crema.

L'imperatrice Beatrice di Borgogna a San Bassano

Nello stesso 1158 dalla Germania, insieme ai rinforzi, arriva anche l'imperatrice. è scortata da Enrico, duca di Sassonia, e dal duca di Baviera, che guidano numerose truppe. Beatrice di Borgogna si trasferisce a Lodi o, secondo altri, a San Bassano "per non essere ufficio muliebre a le mura combattere".

Lo storico cremasco Pietro da Terno afferma "La moglie di Federico venne a San Bassano, oppidulo del Cremonese, dove l'imperatore per visitarla anche lui si trasferisce" (Pietro da Terno, Historia di Crema 570-1557). Secondo questa testimonianza storica la moglie di Federico Barbarossa si insedia quindi a San Bassano, definito oppidulo, cioè piccola cittadina fortificata del Cremonese. Evidentemente San Bassano deve quindi avere un castello sufficientemente munito e in grado di dare buone garanzie in fatto di sicurezza, se l'imperatore l'ha scelto come luogo di residenza della moglie.

Il castello di San Bassano ha anche il vantaggio di essere situato non troppo lontano dal teatro di guerra, infatti il Barbarossa da luglio è accampato con il suo esercito sotto le mura di Crema e la sta cingendo d'assedio. Durissimi sono gli scontri, con episodi raccapriccianti, di inaudita ferocia: i soldati imperiali arrivano a legare alle testuggini, agli arieti, ai ponti di legno usati per l'assedio i prigionieri cremaschi, utilizzandoli come scudi umani. Ma, racconta la tradizione, i prigionieri cremaschi danno prova di indomito coraggio esortando i loro concittadini a colpire senza curarsi di risparmiare le loro vite di ostaggi. I Cremaschi, a loro volta, per vendicarsi radunano sugli spalti i prigionieri tedeschi e, dopo averli orrendamente mutilati, li sgozzano.

Nonostante il susseguirsi delle battaglie, Federico Barbarossa ogni tanto si allontana per recarsi a San Bassano dalla moglie. La qual cosa non è esente da pericoli, infatti il Terno racconta: "Sanguinosa battaglia fu quella, che venne fatta in assenza dell'imperatore; il quale se n'era andato a San Bassiano sul Cremonese à trovar l'imperatrice. Perciò che avvedutisi Cremaschi di ciò, uscirono con seicento cavalli, assalendo i nemici, per una gran pezza stettero alle mani".

Dopo circa sei mesi di aspro assedio Crema è costretta a capitolare, viene saccheggiata, evacuata e rasa al suolo. Ma la lotta dei Comuni sia tra di loro, sia con l'imperatore non è terminata, I Milanesi, approfittando della difficoltà di Federico di Svevia, che è ai ferri corti con il papa da cui è stato scomunicato e rischia perciò la totale ribellione di tutti i suoi sudditi, tornano a minacciare Lodi.

Il Barbarossa decide allora di risolvere una volta per sempre la questione di Milano e marcia alla conquista della città sostenuto dalle alleate Lodi, Pavia, Cremona e Novara. L'imperatrice Beatrice di Borgogna resta ad attenderlo nel castello di San Bassano.

Le lotte conclusive tra i Comuni e l'impero

Nel 1161 comincia il lungo assedio a Milano, che durerà ben sette mesi. I Milanesi, ormai stremati, nel marzo del 1162 si recano a Lodi, dove si trova l'imperatore, per chiedere la pace. Promettono che, in cambio, abbatteranno le mura cittadine, colmeranno i fossati di difesa, abbasseranno l'altezza delle loro torri, consegneranno trecento ostaggi, accetteranno il podestà imperiale e pagheranno una forte somma di denaro. In segno di umiltà i notabili del Comune di Milano si inginocchiano ai piedi di Federico, i rappresentanti delle Corporazioni medioevali gli consegnano i loro stendardi, tutti i Milanesi presenti gli giurano obbedienza e Guitelmo, che ha organizzato e diretto la difesa di Milano, gli consegna simbolicamente le chiavi della città.

Ma tutto ciò non basta all'imperatore che, inflessibile e memore della distruzione di Lodi operata dai milanesi, decreta che Milano venga evacuata e rasa al suolo. La distruzione della città inizia il 20 marzo: ogni cosa viene distrutta, compresi gli edifici romani, anche le chiese sono devastate, dalla chiesa di Sant'Eustorgio vengono asportati i resti dei Magi e traslati nel duomo di Colonia.

Nel dicembre del 1162, il Barbarossa ricompensa Cremona, che gli è stata fedele, gli ha fornito truppe nella lotta contro Milano e ha ben custodito nel castello di San Bassano la sua consorte, concedendo al comune cremonese il privilegio di poter eleggere consoli in sua assenza, che rendano operanti alcune regalie (libertà di commercio sulle acque, possibilità di far pagare un pedaggio a chi passa sul ponte per commercio o transita nel territorio). In cambio i Cremonesi non possono stringere alleanze senza il suo consenso e i loro consoli devono giurare fedeltà all'imperatore. Questi privilegi spettano pure agli abitanti di San Bassano.

Dal 1162 al 1166 i Comuni dell'Italia settentrionale vengono sottoposti all'amministrazione diretta dei podestà imperiali, che però dà luogo a molte lamentele. Il malcontento spinge molti Comuni lombardi ad unirsi e a stringere un'alleanza contro l'imperatore il 7 aprile del 1167 a Pontida, fondando la Lega Lombarda.

Lo scontro definitivo avviene nel 1176 a Legnano: l'esito della battaglia resta a lungo incerto; il Barbarossa si getta nella mischia, ma viene disarcionato e riesce a stento a mettersi in salvo abbandonando il campo di battaglia. Di conseguenza, viene dato per morto, i soldati imperiali sono presi dal panico e vengono sbaragliati. L'imperatore, accompagnato da alcuni cavalieri, ricompare il giorno seguente a Pavia dopo aver attraversato campi e boschi della Bassa.

La lotta tra Comuni e Impero sta per concludersi: nel 1183 viene siglata la pace di Costanza, in cui l'imperatore riconosce praticamente ai Comuni le regalie, che erano state all'origine della lunga contesa.

Federico, detto il Barbarossa, non è comunque soddisfatto e cercherà attraverso la strada della diplomazia e del matrimonio politico di unificare quell'impero che era stato il sogno dì tutta la sua vita. Inoltre, per riacquistare la benevolenza del papa con cui i rapporti si sono incrinati, decide di partecipare alla terza Crociata, ma è ormai ottantenne e muore annegato nel Saìef, un piccolo fiume dell'Asia Minore. Il suo cadavere viene più tardi recuperato, scarnificato con l'acqua bollente, ridotto a scheletro e seppellito in una chiesa della città di Antiochia.

E il castello di San Bassano?

Dopo l'importante parentesi storica dell'imperatore Federico Barbarossa, la lotta tra i Comuni italiani riprende e continua per tutto il XIII secolo. La fase comunale scivola poi progressivamente verso le Signorie, che all'incirca nel XV secolo si trasformano in Principati.

Le vecchie sistemazioni territoriali sono destinate a mutare col mutare del quadro politico. Il castello di San Bassano non viene più a trovarsi su una zona di confine, ma all'interno dei territori dei Visconti, signori di Milano. La sua importanza strategico-militare, durata fin verso il 1400, L'imperatrice Beatrice di Borgogna a San Bassano ormai venuta meno. Il castello si avvia quindi verso un lento declino e viene trasformato progressivamente in una azienda agricola.

Resta menzione del castello di San Bassano ancora nel XVIII secolo: dalla documentazione storica risulta che nel 1745 la Confraternita del Santissimo Rosario, a cui era affidata la chiesa della Beata Vergine del Rosario in Basso Serio, possiede tra i suoi beni la casa chiamata "castello", cioè l'ex edificio militare ormai trasformato per usi civili. Anche nel catasto teresiano, entrato in vigore nel 1760, è ancora chiaramente visibile la planimetria del castello.

Ciò che resta oggi nel luogo dove sorgeva un tempo il castello riesce forse a suggerire, a chi conosce un poco la storia di San Bassano, un pallido ricordo di quello che era stato durante il Medioevo una importante struttura difensiva della campagna cremonese.

 Ultimo aggiornamento: 04/12/2018
Il presunto castello di San Bassano
Particolare della tela di autore ignoto "Sant'Antonio da Padova": vi compare un castello che la tradizione vuole sia l'antico maniero di San Bassano.
Rievolcazione presso l'antico castello
Rievocazione storica presso la corte agricola elevata sul luogo ove sorgeva il castello.


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