Cenni storici dell'area protetta

La valle del Serio Morto è un'importante morfostruttura ad andamento meridiano, incisa nel livello fondamentale della pianura cremonese e molto ben riconoscibile nel paesaggio locale grazie a diversi elementi di ordine sia geografico sia naturalistico.

Le scarpate morfologiche che la delimitano appaiono ben scolpite nei depositi alluvionali del piano generale di campagna e mostrano un caratteristico sviluppo a festoni che rappresenta una traccia delle erosioni attuate dalle antiche anse fluviali del fiume Serio, quando il suo corso si svolgeva in questa sede.

Sulle sue sponde sorgono alcuni interessanti centri abitati la cui posizione geografica deve essere considerata come originariamente connessa con il corso fluviale vivo, con cui ogni nucleo insediativo ebbe storicamente stretti rapporti funzionali, sia di ordine strategico o difensivo sia di ordine politico-amministrativo, economico e viabilistico.

Certamente fino al secolo XII il fiume Serio occupava questa sua valle di pianura in forma esclusiva: qui cadeva parte del confine tra il Cremasco e il Cremonese e qui sorse nel 1188 Castelleone, con funzione di avamposto fortificato a controllo delle azioni militari cremasche.

Sin dai tempi più antichi il Serio costituì linea di confine tra territori diversi: il differente orientamento della maglia centuriale romana a destra e a sinistra della valle in argomento indica la stessa come elemento di demarcazione tra l'ager cremonensis e l'ager bergomensis. Sappiamo che ancora nell'anno 960 il nostro fiume andava a sfociare in Adda nel punto dove più tardi (1133) sarebbe sorto l'abitato di Pizzighettone.

Senonché un documento del 1361 ci avverte che, nel frattempo, il fiume aveva cambiato percorso, andando ad occupare la sede che ancor oggi gli é propria e che lo porta a confluire con l'Adda nei pressi di Montodine, abbreviando, così, il suo tracciato di una ventina di chilometri.

L'originaria valle, ormai abbandonata, rimase percorsa dai residui rami del corso fluviale - ora alimentati per lo più da acque sorgive - mentre paludi e acquitrini occuparono per diversi secoli queste terre, contrastati solamente dalla limitata azione di bonifica dei coloni locali che andavano via via strappando coltivi al dominio delle acque. La situazione non era completamente cambiata ancora all'inizio del XX secolo e fintanto che, a cavallo degli anni Trenta, non venne scavato l'attuale canale di bonifica che finì per drenare ogni ristagno d'acqua, rendendo sfruttabile la gran parte delle terre estese nel fondovalle.

Questo canale, realizzato tra Madignano e Pizzighettone, intersecando le complicatissime circonvoluzioni dell'antico corso fluviale - di cui si riconoscono ancora molte tracce residue, sfoga il suo carico idrico in Adda a Pizzighettone, coadiuvato da un diramatore che da Castelleone, seguendo un tracciato rettifilo decorrente per un certo tratto in galleria, convoglia una consistente frazione idrica sempre nell'Adda, ma in corrispondenza dell'abitato di Gombito.

 Ultimo aggiornamento: 07/12/2018
Il ponte di Regona
Il ponte di Regona (foto di Maurizio Bonardi).
Il ponte di Regona
Strada di campagna (foto di Maurizio Bonardi)


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