Secondo la Tabula Peutingeriana, chi andava da Milano a
Cremona raggiungeva dapprima Laus Pompeia (Lodi vecchio) e di
qui per Accerrae (Pizzighettone) si portava a Cremona con un
percorso complessivo di circa 51 miglia romane (attorno ai
76 km).
Ma questa non era la sola via collegante Milano e Cremona
in epoca romana. Di una comunicazione diretta fra i due
centri sono testimonianza gli avanzi di una grande strada
conservati sul terreno e rilevabili con chiarezza sulle carte
alla scala 1:100.000 e sulle tavolette alla scala 1:25.000
dell'Istituto Geografico Militare.
A partire dall'antica porta Orientale nel centro odierno
di Milano, come ha notato il Passerini, una serie di elementi
viari si presenta perfettamente allineata in direzione di
sud-est (via Beccaria nel tratto settentrionale piazza
Beccaria, via Cavallotti, largo Angusto, vie Battisti,
Fontana, Vicenza, Anfossi). Il prolungamento di queste vie
mediante una retta attraverso la campagna milanese per
Tribiano - nella successione di strade, fossati, filari di
alberi rigidamente orientati - porta fino in prossimità
dell'Adda.
Al di là dell'ampia fascia dì divagazione dell'Adda è
possibile notare il succedersi di un medesimo asse - con
interruzioni veramente modeste - della Roggia Dardanona
(fino a Roncadello d'Adda), di tronchi dì carreggiabile
(in prossimità di San Rocco), delle rogge Nuova e Sidra,
di fossati e di vie campestri dall'altezza di Tormo fino a
Moscazzano, L'allineamento è così esatto e imponente da
escludere assolutamente la casualità del fenomeno.
Superato l'attuale corso del Serio, la via riprende quasi
perfettamente dritta in segmenti di rogge e strade per San
Latino e per San Giacomo fino a S. Bassano. Qui subisce una
deviazione mostrando di aver incontrato un ostacolo oltre il
Serio Morto, nel cui alveo anticamente scorrevano le acque
del fiume Serius, la strada punta su Cremona. La traccia è
nettamente seguibile dalla Cascina Cerro fino alla città.
Nell'odierna area urbana probabilmente coincideva con le vie
Dattero, Ghinaglia, Corso Garibaldi.
L'antichità della via si fonda solitamente sulla
considerazione che nelle aree di pianura le grandi strade
romane procedevano - per quanto ciò fosse possibile - per
successivi rettifili. L'apertura fra Milano e Cremona di una
arteria con tali caratteristiche (andamento rettilineo,
indifferenza al collegamento di località minori)
difficilmente avrebbe senso in età diverse da quella romana.